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Storie in Pizzeria




DIAMO SPAZIO ALLE VOSTRE STORIE !!!!

E' nostro piacere, in questa rubrica, pubblicare le storie più incredibili, inimmaginabili, impossibili, stranissime, e chi più ne ha più ne metta, a voi successe in una pizzeria qualunque della vostra città oppure in una località italiana da voi visitata, e perché no, anche all'estero.

Una qualsiasi condizione che abbia creato una situazione imbarazzante, intrigante, pericolosa,di azione, ecc... , purchè sia una storia veramente originale e che susciti un tale interesse al lettore da incatenarlo al video del computer fino a che non l'abbia finita

Ci è pervenuta la seconda storia, che più di una storia ci sembra un articolo di attualità, comunque leggete cosa ha da raccontarci Vittorio Z. ( il testo è completamente integrale ) .

Storie in Pizzeria"Il colpo della pizza - Nel carcere femminile era diventata un pensiero fisso, col profumo della libertà."

Nel carcere femminile di Muskegon, Michigan, la vita era comprensibilmente aspra e le gioie insipide.
C'era, come si scriverebbe nei romanzetti, il "sorriso dei bambini" ad allietare l'esistenza delle detenute madri che avevano il permesso di tenere con loro i figli piccoli, in quella prigione di contea riservate a crimini minori.

Ma i bambini sono fatti per stare chiusi in cella anche meno degli adulti e le madri avevano vita dura a tenerli, appunto, sorridenti.
Le detenute di Muskegon erano donne finite dietro le sbarre per reati relativamente marginali, piccole truffe, furtarelli, l'occasionale padellata in testa a un marito o ai padri ignavi di quei bambini: ma la direttrice, l'inflessibile signora Heather S., governava quel parcheggio di donne sconfitte come se fosse un penitenziario per terroristi o serial killer.

Tutto doveva essere fatto secondo regolamento. Nessuno strappo era lecito. E, soprattutto, nessuna pizza. Le donne e i loro figli sognavano la pizza per dare un poco di sapore, non importa quanto repellente vista la qualità delle pizze americane, alla piattezza della loro vita.
Tra lei e le carcerate era scoppiata la guerra della pizza.

Con l'ossessività maniacale che soltanto la reclusione può alimentare, la pizza era divenuta la metafora della libertà, l'emblema della vita normale "fuori", e quelle donne e i loro bambini volevano, sognavano, pretendevano di ordinarla e di mangiarla in carcere, anche per sciogliere le catene del menù carcerario: carote, piselli, puré di patate ricostituite e polpettoni di carne non meglio identificata.

Ma nessuna petizione o protesta aveva potuto smuovere la marmorea signora Heather S.
E fu per la voglia di pizza e per la voglia di sfottere la direttrice che Christie F. - forse nei suoi geni italiani c'era un destino - concepì l'audace colpo della pizza.
Condannata per furto con scasso, dunque dotata di una certa preparazione professionale, Christie F. si dedicò con cura maniacale al progetto.
Studiò le abitudini dei guardiani e del personale di servizio che andavano e venivano dal carcere di Muskegon per carpirne le abitudini e le distrazioni.
Esaminò con occhio esperto le varie serrature, non impossibili, trattandosi di un carcere a bassa sicurezza.
Cercò di ripescare dalla memoria tutti i dettagli che aveva assorbito nei 18 mesi vissuti in quelle celle.
E, una sera alle 8 in punto, quando lo stanchissimo turno di giorno lasciava il posto allo scoglionatissimo turno di notte, Christie F. indossò un'uniforme lasciata da una donna delle pulizie e fece il colpo. Fu un trionfo.

Quella sera, le 26 detenute e i loro cinque bambini poterono finalmente dividersi golosamente le fettine di pizza calda che Christie F. aveva portato alle sue ex compagne di pena.
Resa invisibile dalla tuta degli addetti alla pulizia, aiutata dal complice che reggeva le scatole di cartone porta-pizza mentre lei apriva le serrature con gli arnesi del mestiere, Christie F. era riuscita non a evadere, ma a "invadere" la prigione.

Dall'esterno lei, che era ormai libera da mesi, era penetrata senza grande difficoltà in un carcere concepito, come tutte le carceri, per tenere la gente dentro, non per tenerla fuori, come scoprì anche lei.
Dopo la consegna delle pizze alle detenute e ai loro bambini, incapaci di mangiare in silenzio e travolti dall'entusiasmo alla vista della manna che l'ex carcerata aveva portato dentro, gli allarmi scattarono e le porte si chiusero alle sue spalle.

Il suo percorso alla rovescia fu bloccato. Una furibonda e sbalordita signora Heather S. la trovò ancora in una cella, il mattino dopo, tra scatole vuote di pizza e macchie di salsa di pomodoro ovunque: sulle lenzuola, per terra, sulle facce dei bambini che si erano strappati le porzioni.
E non apprezzò lo scherzo.

HeatherChristie F. fu denunciata dalla direttrice per "ingresso senza autorizzazione in edificio pubblico" e "introduzione di alimenti non regolamentari e non sani", cosa che le valse subito una querela per diffamazione intentata dal pizzettaro che aveva fornito il cibo, e vinta dal pizzettaro.
Il giudice ebbe qualche difficoltà a riconoscere il fondamento di quel reato.
"Nella mia esperienza giudiziaria ho giudicato molti che erano evasi dal carcere, ma nessuno che avesse cercato di invaderlo, e poi per consegnare pizze" ha scritto la signora giudice nella sua sentenza di condanna.

La notte trascorsa in cella è stata considerata una punizione più che adeguata per la contrabbandiera di pizza. E, nel nome del popolo di Muskegon, il giudice ha ordinato il trasferimento della signora Heather S. ad altro incarico.
Saggezza del magistrato: "In carceri dove circola ogni sorta di stupefacente, la droga pizza va incoraggiata". "

Pubblicata il 08 / Aprile / 2003

No comment.




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