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Buon giorno ! - Il termine PIZZA deriverebbe da PINSA, participio passato del verbo latino PINSERE, che significa pestare, schiacciare, pigiare, frantumare, macinare, ridurre in poltiglia.

Siete curiosi? Allora altre curiose curiosità che sicuramente vi incurioserannno, le troverete in questa sezione.


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< Napoli, non solo Pizza ma anche arte e tradizione >

Città di misteri, leggende e meraviglie. Ecco una scelta di cose straordinarie da fare in città per viaggiatori curiosi e colti.

Napoli 25-10-09 (Agoranews) - La storia della pizza è antichissima, certo è che già nel Seicento esistevano le pizze propriamente dette, anche se ancora non veniva utilizzato il pomodoro. Ma la data simbolo dell'invenzione della “pizza Margherita” è il 1889, quando Umberto I di Savoia si recò a Napoli accompagnato dalla moglie Margherita, cui fu dedicata la pizza con mozzarella e pomodoro, guarnita per l'occasione con le foglie di basilico fresco, come tributo al tricolore italiano. La vera pizza napoletana è una pizza tonda dalla pasta morbida e sottile ma dai bordi alti.

Molti locali napoletani si contendono la paternità della pizza Margherita, ma uno dei più accreditati è “Da Michele” in Via Sersale 1/7, a Forcella, un locale semplice ed accogliente condotto dalla famiglia Candurro, giunta alla quarta generazione.

I suggerimenti provengono da Mimì Fusella, proprietario del Decumani Hotel de Charme, un albergo molto particolare situato nel centro storico di Napoli, base ideale di partenza per...... esplorare questa splendida città.

Il “miracolo” della liquefazione del sangue del protettore e santo patrono di Napoli si ripete ogni anno per ben tre volte, cioè il primo sabato di maggio, anniversario della traslazione delle ossa nella Cattedrale, il 19 settembre, anniversario della morte del Santo, e il 16 dicembre, anniversario della terribile eruzione del Vesuvio del 1631, durante la quale il popolo si rivolse al Santo affinché salvasse la città dalla minaccia del vulcano. Il mancato miracolo viene considerato di cattivo auspicio. Sicuramente uno dei momenti più intensi della celebrazione è l’attesa dello scioglimento del sangue durante la quale i devoti riuniti nella cattedrale invocano il “miracolo” con preghiere, suppliche e litanie in napoletano.

Via San Gregorio Armeno è rinomata per la moltitudine di botteghe artigiane che vendono tutto l’anno le figurine del presepe, affollatissime nel periodo natalizio. Sulle bancarelle si trovano anche statuine di pastori “sui generis” che rappresentano le caricature di personaggi famosi, tra cui rimangono indimenticabili Maratona e il giudice Di Pietro.

L’indirizzo giusto per gustare “na tazzulella ‘e cafè” è il Caffè del Professore in Piazza Trento e Trieste, premiato dal Gambero Rosso con i “3 chicchi di eccellenza”. Da provare la variante golosa alla crema di nocciola.

I Quartieri Spagnoli furono costruiti dal Vicerè verso il 1536, all’inizio della dominazione spagnola, al fine di ospitare i suoi soldati. Rappresentano il centro storico di Napoli e oggi sono oggetto di recupero e rivalutazione. Sulle sue strade si affacciano negozietti di artigiani e trattorie tipiche. I suoi luoghi principali sono Montecalvario, il mercato alimentare di Pignasecca, l’Ospedale dei Pellegrini, la Funicolare di Montesanto (che collega la città al Vomero), Via San Liborio (celebre perché Filomena Marturano abitava in uno dei suoi “bassi”), Via Trinità delle Monache e la Pedementina, una lunga scala che si inerpica fino alla Certosa di San Martino in uno scenario di suggestiva bellezza.

La Cappella Sansevero è tra i più importanti edifici di culto di Napoli. È situata nelle vicinanze della piazza San Domenico Maggiore ed è celebre per le sue sculture, immerse in un’atmosfera mistica ed esoterica, tra cui spicca il “Cristo Velato”, capolavoro settecentesco dello scultore Giuseppe Sanmartino. La particolarità è data dal velo che ricopre il corpo morto di Gesù, perfettamente riprodotto in marmo. Magnifiche anche le dieci statue raffiguranti le Virtù.

Via San Gregorio Armeno è rinomata per la moltitudine di botteghe artigiane che vendono tutto l’anno le figurine del presepe, affollatissime nel periodo natalizio. Sulle bancarelle si trovano anche statuine di pastori “sui generis” che rappresentano le caricature di personaggi famosi, tra cui rimangono indimenticabili Maratona e il giudice Di Pietro.

La sfogliatellla. Riccia o frolla, ripiena di ricotta, da gustare calda come da tradizione, con zucchero a velo spolverato qualche attimo prima di consumarla: queste regole sono rispettate alla lettera dalla famosa pasticceria Scaturchio in Piazza San Domenico Maggiore.

Il Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN) è ritenuto uno dei più importanti al mondo sia per la qualità che per la quantità delle opere che espone, principalmente quelle di epoca greco-romana. I re Borboni riunirono in alcune sale riservate, dette "Gabinetto Segreto", una collezione di reperti a soggetto erotico venuti alla luce negli scavi di Pompei ed Ercolano, che attualmente è possibile visitare liberamente.

L’antica Reggia borbonica ospita il Museo e le Gallerie Nazionali di Capodimonte. Due sale ospitano la “Galleria delle cose rare,” dove sono esposti gli oggetti rari e preziosi raccolti dai Farnese tra i primi anni del Cinquecento e il 1731, provenienti dal Palazzo della Pilotta di Parma.

Questa eclettica Wunderkammer riunisce, secondo il gusto del tempo, oggetti d’argento, cristallo di rocca, bronzo cesellato, avorio e ambra, cui si affiancano corni di rinoceronte o di cervo, noci di cocco e pezzi esotici provenienti da tutto il mondo.

Unica città al mondo, Napoli ha un museo all'aperto distribuito nelle stazioni della metropolitana. Il risultato è il cosiddetto “Metro dell'Arte”. Gli spazi interni ed esterni delle stazioni ospitano più di 180 opere di cui 90 appartenenti ai più importanti artisti contemporanei.

La Certosa di San Martino è la più importante testimonianza del Seicento napoletano. I lavori di costruzione durarono più di un secolo e vi presero parte i maggiori artisti presenti a Napoli al tempo. La Certosa è nota per il suo chiostro grande, ma vi consigliamo di andare sul suo belvedere per ammirare il più celebre panorama sulla città e il golfo.

Anche dormire al nuovo Decumani Hotel de Charme è un’esperienza straordinaria. Il palazzo che fu la dimora settecentesca di Sisto Riario Sforza, ultimo vescovo del Regno delle Due Sicilie, si trova al Decumano Inferiore, nel cuore della città greco-romana, vicino al Chiostro di Santa Chiara e al Cristo Velato. Le tante testimonianze di 25 secoli di storia sono solo a un passo, tra botteghe artigiane e locali tipici.


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