< La Nato dichiara guerra a pizza e hot-dog >
Saranno presto chiusi i Burger King e Pizza Hut in funzione nelle più importanti basi americane e alleate in Afghanistan
In attesa di sconfiggere i talebani la Nato dichiara guerra ai fast-food. Saranno presto chiusi i Burger King e Pizza Hut in funzione nelle più importanti basi americane e alleate in Afghanistan quali Bagram, Kandahar, Mazar-i-Sharif.
La decisione giunge direttamente dal vertice delle forze della Nato, il generale americano Stanley McChrystal, che considera hamburger, hot-dog e pizza da asporto “divertimenti” che distraggono le truppe dagli obiettivi bellici.
La “nuova strategia” contro i fast-food di un’alleanza che dovrebbe preoccuparsi invece di combattere gli insorti può apparire ridicola ma McChrystal, noto per la spartana sobrietà de suo stile di vita, sembra invece fare sul serio e ha ordinato la chiusura dei locali di questo tipo all’interno delle basi che per lo più sono dei take-away, chioschi dai quali i soldati acquistano panino, pizza e bibite analcoliche perché nelle basi Usa sono bandite persino le birre.
Un portavoce del comando Nato di Kabul, forse rendendosi conto che la misura appare un po’ eccessiva, ha provato ad addurre motivazioni logistiche e alla BBC ha dichiarato che “qui in Afghanistan stanno giungendo i rinforzi necessari per la nostra campagna, 39 mila uomini in tutto, questo comporta l’arrivo di attrezzature e rifornimenti supplementari e lo spazio comincia a mancare”. Giustificazione deboluccia se si considera li piccoli spazi occupatiu dai fast-food e la vastità delle grandi basi alleate già più volte ampliate per fare posto a rinforzi e nuove infrastrutture.
Definire “divertimento” la possibilità di mangiare una pizza o un hamburger pare poi un’esagerazione, come sottolinea anche il quotidiano britannico The Guardian, anche per il più bacchettone e suonerà quanto meno eccessivo alle orecchie dei militari che rimangono sei mesi (gli europei) o un anno intero (gli statunitensi) in Afghanistan dove non esistono libere uscite, si trascorre il tempo in pattuglie, scorte e lavoro nella base. Molti militari dei reparti aerei, sanitari, logistici e di supporto per tutto il turno di missione non escono infatti mai o quasi mai dalle basi.
Anche se i marines e i reparti di fanteria di prima linea spesso le disprezzano, queste unità militari svolgono un ruolo indispensabile per il supporto ai reparti combattenti che invece trascorrono gran parte del periodo di missione in Afghanistan in piccole basi campali avanzate (Fob) sotto il tiro degli insorti dove ci si lava quando c’è l’acqua, si mangano quasi sempre “razioni K” e le toilette sono buchi per terra circondati da sacchetti di sabbia.
Le proteste dei militari per la chiusura di Burger King, Pizza Hut, Dairy Queen ma anche di Military Car Sales (un’agenzia che consente al militare di acquistare un auto esentasse e di farsela consegnare negli Usa a prezzi stracciati) corrono sui blog “clandestini” mentre su quello ufficiale di Isaf (la forza alleata in Afghanistan) il sergente maggiore Michael Hail, uno dei responsabili della struttura ricreativa a Kandahar, risponde alle contestazioni affermando che “qui siamo in guerra, non in un parco di divertimenti”.
Il Guardian ha raccolto in un blog molte voci contrarie a questo provvedimento che potrebbe avere un impatto psicologico negativo per le truppe già provate dal sempre più sanguinoso conflitto afghano e creare una frattura tra i vertici della missione e le truppe. In questa vicenda farsesca c’è poi una domanda che nessuno sembra porsi. Con meno hamburger, pizze e hot-dog si riuscirà anche a ridurre il numero dei talebani?
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